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Strumenti·Ritenuta d'acconto e rivalsa INPS·Parametri verificati al 29 agosto 2026

Calcolo ritenuta d'acconto, dal compenso al netto

Scrivi il compenso e vedi la fattura completa: rivalsa, IVA, ritenuta e netto. Oppure parti dal netto che vuoi in banca e ti diciamo quanto chiedere. C'è anche il netto in regime forfettario, e se lavori senza partita IVA usa il calcolatore per la prestazione occasionale. Se sei in regime forfettario la ritenuta non la subisci: per la fattura senza IVA c'è il generatore di fattura forfettaria. Ogni riga mostra la formula che c'è dietro.

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Serve ad avvisarti se superi i 5.000 euro annui: oltre quella soglia scattano i contributi INPS sulla sola parte eccedente.

Ti serve la ricevuta? Il calcolatore per la prestazione occasionale aggiunge la quota INPS trattenuta sopra i 5.000 euro, le diciture e la marca da bollo.

Dipende dal tuo codice ATECO. Per legge vale ancora la classificazione ATECO 2007 (Allegato 4 alla L. 190/2014; art. 1 del D.Lgs. 81/2025). Le attività professionali stanno al 78%.

Il conto vale per un professionista iscritto alla gestione separata INPS, senza altra copertura previdenziale, a regime: contributi versati nell'anno pari a quelli dovuti sull'anno. Artigiani e commercianti pagano contributi diversi, il conto completo è in quanto costa una partita IVA.

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Risultato indicativo. Il calcolo usa i tuoi numeri e i parametri mostrati in questa pagina, con le fonti in fondo. Non conosce la tua situazione e non sostituisce il parere del tuo commercialista. Prima di emettere la fattura o la ricevuta, verifica con lui.

Il calcolo, formula per formula

Sono quattro operazioni, sempre le stesse. Le mostriamo così le rifai a mano e ci controlli.

PassaggioFormulaEsempio su 1.000 €
Rivalsa INPS 4%compenso × 4%1.000 × 4% = 40,00 €
Base IVAcompenso + rivalsa1.000 + 40 = 1.040,00 €
IVA 22%base IVA × 22%1.040 × 22% = 228,80 €
Totale fatturabase IVA + IVA1.040 + 228,80 = 1.268,80 €
Ritenuta d'acconto 20%base ritenuta × 20%1.040 × 20% = 208,00 €
Netto a pagaretotale fattura − ritenuta1.268,80 − 208,00 = 1.060,80 €

Il dettaglio che quasi tutti sbagliano: la rivalsa INPS del 4% entra nella base della ritenuta, il contributo integrativo delle casse no. Sono due cose diverse, con fonti diverse. La tabella delle regole qui sotto le tiene separate riga per riga.

Le aliquote della ritenuta, caso per caso

Il 20% non è l'unica aliquota in circolazione. Cambia con chi incassa il compenso e con il tipo di compenso, e in un caso cambia perfino la base su cui si applica. Queste sono le tre situazioni che si incontrano più spesso, con la norma che le fissa.

A chi va il compensoAliquotaBase, natura e fonte
Professionista o lavoratore autonomo residente in Italia 20%
a titolo di acconto
La usa questo calcolatore

La base è il compenso più l'eventuale rivalsa INPS del 4%, al netto dell'IVA e senza il contributo integrativo della cassa. Vale anche per le prestazioni non abituali, perché la norma parla di lavoro autonomo "anche se non esercitato abitualmente". Fino al 31 dicembre 2026 la fonte è l'art. 25, primo comma, del DPR 600/1973, come modificato dall'art. 21, comma 11, della L. 449/1997; dal 1° gennaio 2027 la stessa regola sta nell'art. 38, comma 1, del D.Lgs. 33/2025, che scrive il 20% per esteso. Se leggi l'articolo su Normattiva tieni presente che il corpo del testo riporta ancora il 15%: gli aumenti sono nelle note di modifica, e l'ultimo è quello del 1997.

Soggetto non residente in Italia 30%
a titolo d'imposta
Non è in questo calcolatore

Non è un acconto: è definitiva, chiude il conto con il fisco italiano e chi la subisce non la recupera con una dichiarazione in Italia. Restano fuori i compensi per prestazioni di lavoro autonomo svolte all'estero e le somme pagate a una stabile organizzazione italiana di un soggetto non residente. Le convenzioni contro le doppie imposizioni possono ridurla o azzerarla, ma vanno applicate con la documentazione che prova la residenza fiscale estera. Art. 25, secondo comma, del DPR 600/1973; dal 1° gennaio 2027 la materia passa nell'art. 38 del D.Lgs. 33/2025.

Agenti, mediatori, rappresentanti di commercio e procacciatori d'affari 23%
su base ridotta
Non è in questo calcolatore

Qui cambia la base prima ancora dell'aliquota. Il 23% è l'aliquota del primo scaglione IRPEF, quello fino a 28.000 euro (art. 11 del TUIR), e si applica al 50% della provvigione: sul totale pesa quindi l'11,5%. La base scende al 20% della provvigione, cioè al 4,6% effettivo, se il percipiente dichiara al committente di avvalersi in via continuativa dell'opera di dipendenti o di terzi. È una ritenuta a titolo di acconto, come quella del 20%. Fino al 31 dicembre 2026 la fonte è l'art. 25-bis del DPR 600/1973; dal 1° gennaio 2027 la disciplina confluisce nel testo unico su versamenti e riscossione (D.Lgs. 33/2025) e aggiorneremo qui il numero dell'articolo.

Quale aliquota applica il calcolatore. Solo il 20% ordinario, con la casella per toglierlo quando il cliente non è un sostituto d'imposta. Il 30% dei non residenti e il 23% su base ridotta delle provvigioni non sono previsti: hanno regole di base, di certificazione e di convenzione tutte loro, e automatizzarli darebbe un risultato che sembra più preciso di quanto sia.

Quando la ritenuta non si applica affatto. Tre casi ricorrenti. Il primo: il cliente è un privato consumatore, quindi non rientra fra i sostituti d'imposta elencati nell'art. 23, primo comma, del DPR 600/1973, e non trattiene nulla. Il secondo: chi emette fattura è in regime forfettario e chiede in fattura la non applicazione della ritenuta, dichiarando che il reddito è soggetto a imposta sostitutiva (art. 1, comma 67, della L. 190/2014); le diciture riga per riga stanno nel generatore di fattura in regime forfettario. Il terzo: la somma non è un compenso di lavoro autonomo, come i rimborsi di spese anticipate in nome e per conto del cliente e documentate, che restano fuori sia dalla base IVA sia dalla base della ritenuta (art. 15, primo comma, n. 3, del DPR 633/1972).

Articoli e aliquote di questa tabella riletti su Normattiva il 15 settembre 2026.

Le regole, una per una, con la fonte

RegolaFonteCome funziona
Ritenuta d'acconto del 20% sui compensi di lavoro autonomo Art. 25, comma 1, DPR 600/1973, come modificato dall'art. 21, comma 11, L. 449/1997 Acconto IRPEF

Non è una tassa in più: è un anticipo della tua IRPEF che il cliente trattiene e versa per te. La recuperi in dichiarazione. Si applica solo se il cliente è un sostituto d'imposta.

Rivalsa INPS 4% (gestione separata) L. 662/1996, art. 1, comma 212 Facoltativa

Va concordata con il cliente. È parte del compenso: entra nella base IVA e nella base della ritenuta d'acconto, e concorre al tuo reddito.

Contributo integrativo delle casse professionali D.Lgs. 103/1996, art. 8, comma 3 (a carico del cliente, tra il 2 e il 5 per cento); D.L. 41/1995, art. 16 (concorre alla base IVA) Obbligatorio per gli iscritti

Entra nella base IVA ma non nella base della ritenuta e non è reddito tuo: lo incassi e lo giri alla cassa. L'aliquota varia da cassa a cassa.

IVA con aliquota ordinaria del 22% DPR 633/1972, art. 16 Partita di giro

La addebiti al cliente e la versi allo Stato con le liquidazioni periodiche. Non è un tuo ricavo.

Niente ritenuta e niente IVA in regime forfettario L. 190/2014, art. 1, commi 58 e 67 Regime a parte

Chi è in forfettario non applica l'IVA e non subisce la ritenuta, e lo dichiara in fattura. Per quello c'è il nostro generatore di fattura forfettaria.

Prestazione occasionale: soglia INPS dei 5.000 euro annui D.L. 269/2003, art. 44, comma 2, conv. L. 326/2003 Sopra 5.000 €

Fino a 5.000 euro di compensi occasionali nell'anno non ci sono contributi. Sopra, sulla sola parte eccedente, scatta l'iscrizione alla gestione separata: un terzo del contributo è a tuo carico, due terzi a carico del committente.

Imposta di bollo di 2,00 euro sulle ricevute sopra 77,47 euro DPR 642/1972, Tariffa parte I, art. 13; importo fissato dall'art. 7-bis, comma 3, D.L. 43/2013 Documenti senza IVA

Riguarda ricevute e fatture senza IVA. Sulle fatture con IVA il bollo non si applica.

Tre esempi con i conti per esteso

Gli stessi calcoli che fa lo strumento qui sopra, scritti a mano riga per riga. Servono a controllare il risultato e a capire dove finiscono i soldi.

Esempio 1. Dal compenso alla fattura: 2.000 euro con rivalsa INPS e IVA

Una consulenza da 2.000 euro, fatturata da un professionista iscritto alla gestione separata INPS a un cliente con partita IVA. Rivalsa del 4% concordata con il cliente, IVA ordinaria al 22%, ritenuta d'acconto del 20%.

Riga della fatturaCome si ottieneImporto
Compensoconcordato con il cliente2.000,00 €
Rivalsa INPS 4%2.000,00 × 4%80,00 €
Imponibile IVA2.000,00 + 80,002.080,00 €
IVA 22%2.080,00 × 22%457,60 €
Totale fattura2.080,00 + 457,602.537,60 €
Ritenuta d'acconto 20%2.080,00 × 20%− 416,00 €
Netto che ti bonifica il cliente2.537,60 − 416,002.121,60 €

Dei 2.121,60 euro che arrivano in banca, 457,60 sono IVA che incassi per lo Stato e che verserai con la liquidazione periodica. Quello che resta davvero in azienda, prima delle imposte e dei contributi, è 1.664,00 euro, cioè compenso più rivalsa meno ritenuta. I 416,00 euro di ritenuta non sono persi: sono un acconto della tua IRPEF che il cliente versa a tuo nome con il modello F24, te li certifica nella Certificazione Unica e li scomputi dall'imposta in dichiarazione.

La stessa fattura con la cassa al posto dell'INPS. Se invece della rivalsa ci fosse un contributo integrativo del 4% dovuto a una cassa professionale, la base IVA resterebbe 2.080,00 euro e il totale fattura 2.537,60 euro, ma la base della ritenuta tornerebbe a 2.000,00 euro e la ritenuta scenderebbe a 400,00 euro. Il netto bonificato salirebbe a 2.137,60 euro, di cui però 457,60 di IVA e 80,00 di contributo integrativo non sono tuoi: li giri allo Stato e alla cassa. Sono 16 euro di ritenuta in meno sulla stessa cifra, ed è l'errore più comune nei modelli che si trovano in rete.

Esempio 2. Dal netto al compenso: lo scorporo della ritenuta

Domanda opposta, molto più frequente di quanto sembri: voglio che sul conto arrivino 1.500,00 euro, quanto scrivo come compenso? Il calcolo si fa una volta sola, costruendo il divisore che trasforma il compenso nel netto.

PassaggioFormulaValore
Divisore con rivalsa 4%, IVA 22% e ritenuta 20%(1 + 0,04) × (1 + 0,22) − 0,20 × (1 + 0,04)1,0608
Compenso da chiedere1.500,00 ÷ 1,06081.414,03 €

Rifacendo la fattura al contrario si torna esattamente al punto di partenza: rivalsa 56,56 euro, imponibile IVA 1.470,59 euro, IVA 323,53 euro, totale fattura 1.794,12 euro, ritenuta del 20% su 1.470,59 pari a 294,12 euro, bonifico 1.500,00 euro. Gli arrotondamenti al centesimo delle singole righe possono spostare il totale di un centesimo in su o in giù: è normale e non è un errore di calcolo.

Se per netto intendi un'altra cosa. Molti non considerano netto il bonifico, perché l'IVA la incassano e poi la versano. Se il tuo netto è compenso più rivalsa meno ritenuta, senza IVA, il divisore diventa (1 + 0,04) × (1 − 0,20), cioè 0,832: per avere 1.500,00 euro il compenso da scrivere è 1.500,00 ÷ 0,832 = 1.802,88 euro, che con 72,12 euro di rivalsa fa una base di 1.875,00 euro, 375,00 euro di ritenuta e 1.500,00 euro netti. Senza rivalsa e senza IVA il conto si riduce alla divisione che tutti cercano: compenso = netto ÷ 0,80, quindi 1.500,00 ÷ 0,80 = 1.875,00 euro.

Nel calcolatore questo è il tasto "Dal netto", e la scelta fra le due definizioni di netto è la coppia di opzioni subito sotto.

Esempio 3. Prestazione occasionale che supera i 5.000 euro

Chi lavora senza partita IVA emette una ricevuta, non una fattura: niente IVA, perché manca l'esercizio abituale di un'attività (artt. 1 e 5 del DPR 633/1972), ma la ritenuta del 20% resta se il committente è un sostituto d'imposta. Prendiamo un compenso di 2.000,00 euro da chi ha già incassato 4.000,00 euro di lavoro occasionale nello stesso anno, sommando tutti i committenti.

VoceCome si ottieneImporto
Compenso lordopattuito con il committente2.000,00 €
Ritenuta d'acconto 20%2.000,00 × 20%− 400,00 €
Netto dopo la sola ritenuta2.000,00 − 400,001.600,00 €
Parte oltre la soglia annua4.000,00 + 2.000,00 − 5.000,001.000,00 €
Contributi gestione separata 20261.000,00 × 33,72%337,20 €
Quota a tuo carico, un terzo337,20 ÷ 3− 112,40 €
Quota a carico del committente, due terzi337,20 − 112,40224,80 €
Netto che ti resta in mano2.000,00 − 400,00 − 112,401.487,60 €

I contributi si calcolano solo sui 1.000 euro che superano la franchigia annua di 5.000 euro, non su tutto il compenso, e il committente versa l'intero importo all'INPS trattenendo la tua quota. La soglia somma i compensi occasionali di tutti i committenti dell'anno, quindi sei tu a dover avvisare: lui non può saperlo. Sulla ricevuta va anche la marca da bollo da 2,00 euro, perché l'importo supera 77,47 euro e l'operazione è fuori campo IVA. Il modo "Prestazione occasionale" del calcolatore qui sopra si ferma al netto dopo la ritenuta e ti segnala la quota contributiva nella nota; il calcolo della prestazione occasionale la sottrae anche dal netto, aggiunge la marca da bollo e prepara la ricevuta con le diciture da copiare.

Attenzione a non confondere con il co.co.co. Una collaborazione coordinata e continuativa non è lavoro autonomo occasionale: i compensi sono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (art. 50, comma 1, lettera c-bis, del TUIR), la ritenuta non è il 20% fisso ma l'IRPEF a scaglioni con le detrazioni spettanti (artt. 23 e 24 del DPR 600/1973), e i contributi della gestione separata si dividono per un terzo e due terzi fin dal primo euro, senza nessuna franchigia di 5.000 euro. Questo calcolatore non copre i co.co.co.

Domande frequenti

Calcolo ritenuta d'acconto dal netto: qual è la formula?

Si divide, non si moltiplica. Il netto è il compenso moltiplicato per un divisore che dipende da quali voci ci sono in fattura, quindi il compenso si ottiene dividendo il netto per quello stesso divisore. Con rivalsa INPS del 4%, IVA al 22% e ritenuta del 20%, se per netto intendi il bonifico che ricevi, il divisore è (1 + 0,04) × (1 + 0,22) − 0,20 × (1 + 0,04), cioè 1,0608: il compenso è il netto diviso 1,0608. Se per netto intendi compenso più rivalsa meno ritenuta, senza contare l'IVA che incassi e versi, il divisore è (1 + 0,04) × (1 − 0,20), cioè 0,832. Senza rivalsa e senza IVA resta la divisione più semplice, compenso uguale netto diviso 0,80.

Come si fa lo scorporo della ritenuta d'acconto?

Scorporare la ritenuta vuol dire risalire dal netto al lordo, e si fa sempre con una divisione. Nel caso più semplice, un compenso senza IVA e senza rivalsa, il lordo è il netto diviso 0,80: da 800 euro netti si risale a 1.000 euro lordi, con 200 euro di ritenuta. Se in fattura ci sono anche la rivalsa INPS e l'IVA il divisore cambia, perché la ritenuta si calcola su compenso più rivalsa mentre il bonifico comprende anche l'IVA: con rivalsa 4%, IVA 22% e ritenuta 20% il divisore è 1,0608. Una nota sul termine: scorporo si usa anche per l'IVA, ma lì il conto è un altro, si divide l'importo per 1,22.

Come si calcola una fattura con ritenuta d'acconto?

Quattro passaggi, sempre in quest'ordine. Primo, la rivalsa INPS del 4% sul solo compenso, se l'hai concordata. Secondo, l'IVA al 22% su compenso più rivalsa. Terzo, il totale fattura, cioè imponibile più IVA. Quarto, la ritenuta del 20% su compenso più rivalsa, che si sottrae dal totale fattura e dà il netto a pagare. La ritenuta non tocca mai l'IVA: si calcola su una base che l'IVA non la contiene, ma si sottrae da un totale che la contiene. Su un compenso di 1.000 euro fa 40 euro di rivalsa, 1.040 di imponibile, 228,80 di IVA, 1.268,80 di totale, 208 di ritenuta e 1.060,80 di netto.

Ritenuta d'acconto e rivalsa INPS 4%: come si calcolano insieme?

La rivalsa si calcola per prima, sul solo compenso, e poi entra sia nella base dell'IVA sia nella base della ritenuta, perché è parte del compenso ed è reddito tuo (art. 1, comma 212, della L. 662/1996). Su 1.000 euro di compenso la rivalsa è 40 euro, la base della ritenuta è 1.040 euro e la ritenuta è 208 euro, non 200. Il contributo integrativo delle casse professionali funziona all'opposto: entra nella base IVA ma non in quella della ritenuta e non concorre al tuo reddito, perché lo incassi e lo giri alla cassa (art. 8, comma 3, del D.Lgs. 103/1996 e art. 16 del D.L. 41/1995). Scambiare le due voci è l'errore più diffuso nei modelli di fattura in circolazione.

Chi applica la ritenuta d'acconto e chi no?

La trattiene il cliente, e solo se è un sostituto d'imposta: imprese, società, professionisti, enti, condomini e amministrazioni pubbliche, cioè i soggetti elencati nell'art. 23, primo comma, del DPR 600/1973. Se il cliente è un privato consumatore non trattiene nulla: incassi l'intero importo e dichiari tutto in dichiarazione. Chi emette fattura in regime forfettario non subisce la ritenuta e lo dichiara in fattura. Nel calcolatore qui sopra la casella "Applica la ritenuta d'acconto del 20%" serve proprio a spegnerla quando il cliente non è sostituto d'imposta.

La ritenuta d'acconto del 20% si recupera?

Sì, perché è un acconto della tua IRPEF e non un'imposta in più. Il cliente la versa a tuo nome con il modello F24 entro il giorno 16 del mese successivo a quello del pagamento (artt. 17 e 18, comma 1, del D.Lgs. 241/1997) e te la certifica nella Certificazione Unica. In dichiarazione indichi il compenso lordo e scomputi le ritenute subite dall'imposta dovuta: se le ritenute sono più alte dell'imposta, la differenza diventa un credito. Fa eccezione la ritenuta del 30% sui non residenti, che è a titolo d'imposta e in Italia non si recupera. Se invece il cliente ha versato la ritenuta in ritardo, sanzione e interessi li conta il calcolatore del ravvedimento operoso.

Quando la ritenuta d'acconto è del 30%?

Quando gli stessi compensi di lavoro autonomo sono corrisposti a un soggetto non residente in Italia: in quel caso la ritenuta è del 30% e a titolo d'imposta, quindi definitiva (art. 25, secondo comma, del DPR 600/1973). Restano fuori i compensi per prestazioni di lavoro autonomo svolte all'estero e le somme pagate a una stabile organizzazione italiana di un soggetto non residente. Le convenzioni contro le doppie imposizioni possono ridurla o azzerarla, ma applicarle richiede la documentazione che prova la residenza fiscale estera. Il calcolatore di questa pagina non prevede questo caso.

In regime forfettario si subisce la ritenuta d'acconto?

No: chi applica il regime forfettario non subisce la ritenuta sui ricavi e sui compensi e non addebita l'IVA in fattura (art. 1, commi 58 e 67, della L. 190/2014). Per ottenerlo, però, in fattura va scritta la richiesta di non applicazione insieme alla dichiarazione che il reddito è soggetto a imposta sostitutiva: citare il numero del comma non basta, perché la norma chiede un'apposita dichiarazione. Le diciture pronte, ciascuna con la sua fonte e con l'indicazione di quali sono davvero richieste, stanno nel generatore di fattura in regime forfettario.

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Cosa fa e cosa non fa questo calcolatore

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Fonti

Parametri verificati al 29 agosto 2026
  • DPR 600/1973, art. 25, comma 1, come modificato dall'art. 21, comma 11, della L. 449/1997 (ritenuta d'acconto del 20% sui compensi di lavoro autonomo): Normattiva. Nota: il corpo del testo su Normattiva riporta ancora 15%, l'aliquota vigente è 20%, come confermato anche dall'art. 38 del D.Lgs. 33/2025 in vigore dal 2027.
  • L. 662/1996, art. 1, comma 212 (rivalsa INPS 4%): Normattiva
  • Agenzia delle Entrate, scheda "Importi su cui si applica la ritenuta" (la rivalsa INPS 4% è soggetta a ritenuta, il contributo integrativo delle casse no): agenziaentrate.gov.it
  • D.Lgs. 103/1996, art. 8, comma 3 (contributo integrativo delle casse, a carico del cliente); D.L. 41/1995, art. 16, conv. L. 85/1995 (il contributo integrativo concorre alla base IVA)
  • DPR 633/1972, artt. 13 e 16 (base imponibile e aliquota IVA ordinaria del 22%); art. 15, primo comma, n. 3 (esclusione dalla base imponibile delle somme anticipate in nome e per conto della controparte)
  • DPR 600/1973, art. 25, secondo comma (ritenuta del 30% a titolo d'imposta sui compensi corrisposti a soggetti non residenti), letto il 15 settembre 2026: Normattiva
  • DPR 600/1973, art. 25-bis (ritenuta sulle provvigioni: aliquota del primo scaglione IRPEF sul 50% dell'ammontare, ridotto al 20% con dichiarazione di avvalersi in via continuativa di dipendenti o terzi), letto il 15 settembre 2026: Normattiva
  • TUIR (DPR 917/1986), art. 11, comma 1 (scaglioni e aliquote IRPEF: 23% fino a 28.000 euro), letto il 15 settembre 2026: Normattiva
  • D.Lgs. 241/1997, artt. 17 e 18, comma 1 (versamento delle ritenute con F24 entro il giorno 16 del mese successivo); TUIR, art. 50, comma 1, lett. c-bis) e DPR 600/1973, artt. 23 e 24 (collaborazioni coordinate e continuative)
  • D.L. 269/2003, art. 44, comma 2, conv. L. 326/2003 (gestione separata per i compensi occasionali oltre 5.000 euro annui); L. 335/1995, art. 2, comma 30 (riparto di un terzo e due terzi)
  • Circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 (aliquote della gestione separata per il 2026: 26,07% professionisti senza altra copertura, 33,72% lavoratori autonomi occasionali senza altra copertura): inps.it
  • DPR 642/1972, Tariffa parte I, art. 13 e Nota 2, lett. a) (imposta di bollo, soglia di 77,47 euro); D.L. 43/2013, art. 7-bis, comma 3 (importo di 2,00 euro)
  • L. 190/2014, art. 1, commi 54-89 (regime forfettario: coefficienti, imposta sostitutiva, esclusione da IVA e ritenuta): Normattiva
  • L. 190/2014, Allegato 4 (coefficienti di redditività per codice ATECO 2007, tabella sostituita dalla L. 145/2018); D.Lgs. 81/2025, art. 1 (fino ai nuovi coefficienti si usa la classificazione ATECO 2007)

Nota per il 2027: dal 1° gennaio 2027 i riferimenti cambiano con i nuovi testi unici (D.Lgs. 117/2026 per le imposte sui redditi, D.Lgs. 33/2025 per ritenute e versamenti). Aggiorneremo le citazioni a quella data.

Aggiornamenti di questa pagina

  • 15 settembre 2026: aggiunte la tabella delle aliquote (20% ordinario, 30% per i non residenti, provvigioni su base ridotta), tre esempi con i conti per esteso e le domande frequenti. Titolo e descrizione riscritti sul calcolo dal netto e sullo scorporo.
  • 29 agosto 2026: prima pubblicazione.